European Parkinson Therapy: PARKINSON PODCAST NETWORK
Troppe persone vivono con il Parkinson in ansia in un mondo grigio.
TO MANY PEOPLE LIVE IN FEAR OF PARKINSON'S, THESE PODCASTS SHOW ANOTHER SIDE... JOY, A SMILE AND QUALITY OF LIFE.
Queste Podcast spiegono l'altro lato del Parkinson. Vivere, sorridere, mouvere! www,terapiaparkinson.it
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ITALIANO Levodopa e dopamina nel Parkinson, QUELLO CHE NON SAI
Use Left/Right to seek, Home/End to jump to start or end. Hold shift to jump forward or backward.
Due esempi oltre i sintomi motori
- Aumento della valutazione dello sforzo e avolizione: Socializzare richiede un notevole impegno cognitivo, emotivo e motorio. Livelli bassi di dopamina riducono la disponibilità del cervello a compiere sforzi; di conseguenza, prendere l'iniziativa sul piano sociale risulta estenuante, portando all'avolizione (mancanza di motivazione all'azione).
- Compromissione del «circuito della solitudine» nel rafe dorsale: La ricerca neuroscientifica (ad esempio dell'MRC London Institute of Medical Sciences) ha individuato una specifica popolazione di neuroni dopaminergici nel nucleo del rafe dorsale che normalmente si attiva durante i periodi di isolamento per stimolare la ricerca del contatto sociale. Quando questo circuito è alterato, viene meno la spinta biologica a cercare la vicinanza altrui dopo essere stati soli.
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Immaginiamo una metropoli immensa, frenetica, viva, illuminata a giorno, e all'improvviso viene tagliata gran parte della fornitura di energia.
SPEAKER_01Un blackout totale, praticamente.
SPEAKER_00Esatto, i semafori si spengono, le fabbriche rallentano fino a fermarsi, si scatena il caos. Ma non perché manchino le strade o i palazzi, ma perché manca il carburante per far comunicare le varie zone.
SPEAKER_01Che è una metafora perfetta per quello che accade nel cervello umano con il morbo di Parkinson.
SPEAKER_00Assolutamente. L'obiettivo di questa nostra analisi approfondita è esplorare proprio questo cortocircuito. Seguiremo le tracce di due molecole fondamentali, cioè la dopamina e il suo geniale precursore, la Levodopa.
SPEAKER_01E non ci limiteremo certo alla superficie, insomma.
SPEAKER_00No, infatti. Ma la vera anomalia, la cosa che ribalta un po' le prospettive, è che la stessa identica molecola che ci permette di allacciarci le scarpe è anche quella che determina quanto ci sentiamo soli.
SPEAKER_01È un dualismo pazzesco. Ci costringe a ripensare completamente come funziona il nostro sistema nervoso.
SPEAKER_00Per questa indagine, su cosa ci basiamo esattamente?
SPEAKER_01Allora, abbiamo analizzato fonti davvero eterogenee. Parliamo di rapporti clinici, le linee guida ufficiali della American Parkinson Disease Association, poi ci sono gli studi della Cleveland Clinic.
SPEAKER_00Tanta roba solida, insomma.
SPEAKER_01Sì, sì, e anche pubblicazioni scientifiche recentissime, tra cui spiccano delle ricerche pazzesche uscite sulla rivista Cell. Questo ci permette di guardare il problema da ogni lato, dalla singola cellula fino alle interazioni sociali di chi vive con il Parkinson.
SPEAKER_00Ok, cerchiamo di sviscerare questo punto. Prima di parlare di pillole o cure, dobbiamo capire cosa manca. Spesso sentiamo dire che la dopamina è la molecola del piacere o del movimento. Ma è una semplificazione, giusto?
SPEAKER_01Diciamo che è una semplificazione enorme. La dopamina è super versatile, è un neurotrasmettitore, cioè un corriere chimico che i neuroni usano per parlarsi a una velocità incredibile.
SPEAKER_00Quindi gestisce tante cose diverse.
SPEAKER_01Esatto, modula la motivazione, l'apprendimento e sì, il controllo fluido del movimento. E nel Parkinson il problema nasce in una zona minuscola, la substanzia nigra.
SPEAKER_00La sostanza nera.
SPEAKER_01Proprio lei. Lì ci sono i neuroni dopaminergici, le vere fabbriche di dopamina. Nel Parkinson, per motivi che stiamo ancora studiando, questi neuroni iniziano a morire.
SPEAKER_00E quando ne muoiono troppi? Immagino che la produzione crolli.
SPEAKER_01Crolla drasticamente. I gangli della base, che gestiscono il movimento, rimangono senza carburante. Il segnale diventa rumoroso a scatti.
SPEAKER_00Da qui i tremori a riposo.
SPEAKER_01Tremori, rigidità muscolare severa e quella che chiamiamo bradicinesia, cioè una lentezza estrema nell'iniziare i movimenti.
SPEAKER_00Allora, la logica direbbe: se manca la dopamina, basta farla in laboratorio, metterla in una pillola e darla al paziente. Perché non facciamo così?
SPEAKER_01Perché il problema non è fabbricarla, il problema è la consegna. Il cervello ha una dogana impenetrabile, la barriera ematoencefalica.
SPEAKER_00Questa famosa barriera.
SPEAKER_01Sì, riveste tutti i vasi sanguigni del cervello. Le cellule sono così strette tra loro che tossine o batteri rimangono fuori. Ma purtroppo anche la dopamina pura rimane fuori.
SPEAKER_00Cioè non ha il passaporto giusto.
SPEAKER_01Esatto, struttura e polarità sbagliate. Se la dai per bocca o in vena resta nel sangue periferico, non entra nel cervello e peggio ancora scatena effetti collaterali gravissimi nel resto del corpo.
SPEAKER_00E' qui che entra in gioco la levodopa, giusto? Un trucco chimico.
SPEAKER_01Un vero e proprio cavallo di Troia.
SPEAKER_00Spiegami bene come fa a ingannare la dogana?
SPEAKER_01Allora, la levodopa non è dopamina, è il suo precursore. Somiglia incredibilmente a un amminoacido. E la barriera deve pur far passare i nutrienti, no?
SPEAKER_00Certo, il cervello deve mangiare.
SPEAKER_01Quindi usa delle navet, dei trasportatori specializzati chiamati latte 1 e latte 2. La levodopa si siede su queste navette, entra nel cervello e solo allora viene convertita in dopamina.
SPEAKER_00Wow! Ma aspetta, se usa i trasportatori degli aminoacidi, e noi assumiamo amminoacidi mangiando proteine?
SPEAKER_01Hai colto il punto critico.
SPEAKER_00Non si crea un ingorgo. Cioè, il farmaco non deve fare asportellate con la bisteca del pranzo?
SPEAKER_01È esattamente quello che succede. La competizione per i trasportatori latt 1 e latt 2 è spietata. Se prendi la levodopa dopo un bel piatto di lenticchie o una frittata, il sangue si satura di amminoacidi.
SPEAKER_00E la levodopa rimane in fila ad aspettare.
SPEAKER_01Sì, rimane bloccata nel sangue. Questo significa fallimento terapeutico immediato. Il farmaco non arriva in tempo e i sintomi motori tornano di colpo.
SPEAKER_00Per questo si prende a stomaco vuoto?
SPEAKER_01Tassativo. Mezz'ora prima o almeno un'ora e mezza dopo i pasti. Il tempismo in questa terapia è importante quanto il farmaco stesso.
SPEAKER_00Però c'è un altro passaggio che, leggendomi, ha colpito. Ingerire la pillola non significa teletrasportarla al cervello. Deve viaggiare in tutto il corpo prima.
SPEAKER_01E il corpo umano è spietatamente efficiente.
SPEAKER_00In che senso spietatamente?
SPEAKER_01Nel senso che affinché la levodopa diventi dopamina, serve un enzima, una specie di forbice chimica chiamata ADC. Il problema è che queste forbici sono ovunque.
SPEAKER_00Non solo nel cervello.
SPEAKER_01No, sono nell'intestino, nel fegato, nel sangue. Se la ADC taglia la levo mentre sta ancora viaggiando, succede un disastro.
SPEAKER_00Perché diventa dopamina nel sangue che non può attraversare la barriera.
SPEAKER_01Esatto, farmaco sprecato. E in più questa dopamina libera nel sangue manda in tilt lo stomaco e il cuore. Nausea violenta, vomiti e cali dipressione.
unknownAh.
SPEAKER_00Quindi serve una scorta armata, qualcosa che protegga la levodopa fino al cervello.
SPEAKER_01La medicina ha creato proprio questo: gli inibitori della decarbossilasi, come la carbidopa o la benserazide. Li mettono nella stessa identica pillola della levodopa.
SPEAKER_00E cosa fanno di preciso?
SPEAKER_01Si legano all'enzima Adici nel corpo e lo disattivano. Ma la cosa geniale è che la carbidopa è troppo ingombrante, non può attraversare la barriera cerebrale.
SPEAKER_00Fantastico. Fanno da scudo nel sangue, ma si fermano la porta.
SPEAKER_01Proprio così. Non hanno il biglietto d'ingresso. La levodopa entra da sola e una volta dentro il cervello trova le forbici chimiche funzionanti. Lì viene tagliata e diventa dopamina utile.
SPEAKER_00Sembra un meccanismo perfetto a dirla tutta. Però incrociando i dati a lungo termine le cose si complicano parecchio. All'inizio c'è questa luna di miele, il paziente sta benissimo, ma dopo anni la biologia smette di collaborare. Perché?
SPEAKER_01La cosa davvero affascinante qui, per quanto drammatica, è che il paesaggio neurale sta crollando. Nelle prime fasi i neuroni rimasti fanno da ammortizzatori. Hanno una capacità tampone formidabile.
SPEAKER_00Cioè assorbono il farmaco e lo rilasciano piano piano.
SPEAKER_01Sì, lo immagazzinano in piccole vescicole e livellano i picchi nel corso delle ore. Ma la malattia avanza. Questi neuroni magazzino muoiono.
SPEAKER_00Quindi il cervello perde il suo sistema di dosaggio.
SPEAKER_01Esatto, e si ritrova in balia della farmacocinetica nuda e cruda. La pillola si scioglie e la dopamina schizza le stelle. I reni la smaltiscono e la dopamina crolla a picco.
SPEAKER_00Le famose montagne russe biochimiche. E immagino che per il paziente sia un inferno quotidiano.
SPEAKER_01Si traduce in due fasi estreme. La fase off, quando il farmaco svanisce. Il paziente si sente congelato, la rigidità torna ed è molto dolorosa.
SPEAKER_00E la fase opposta?
SPEAKER_01La fase on, con discinesia indotta dall'evodopa, la lead. Troppa dopamina genera movimenti involontari.
SPEAKER_00Ma perché troppa dopamina fa saltare i controlli?
SPEAKER_01Perché quando c'è l'inondazione di l'evodopa, ma non ci sono più i neuroni giusti, subentrano dei sostituti, i neuroni serotoninergici.
SPEAKER_00Quelli della serotonina?
SPEAKER_01Sì, sanno convertire la levodopa, ma hanno un difetto letale. Non hanno gli autorecettori.
SPEAKER_00Che sarebbero?
SPEAKER_01I freni di emergenza. Non sanno quando smettere di rilasciare, inondano i recettori con un falso segnale e la persona inizia a muoversi in modo fluido ma totalmente sccoordinato.
SPEAKER_00Una danza incontrollabile.
SPEAKER_01Deve essere sfinente, sia fisicamente che mentalmente.
SPEAKER_00Lo è.
SPEAKER_01E porta a un esaurimento profondo.
SPEAKER_00Ed è qui che diventa davvero interessante, perché cambia l'idea stessa del Parkinson. La dopamina regola anche l'impulso ad agire, il calcolo del rischio. Se salta questo sistema non parliamo più solo di tremori.
SPEAKER_01Esploriamo il lato forse più invalidante, l'universo dei sintomi non motori. Senza dopamina il circuito della ricompensa si spegne.
SPEAKER_00E cosa comporta nella vita di tutti i giorni?
SPEAKER_01Un'apatia assoluta. Non è pigrizia, chiariamo. Il cervello non sente più la gratificazione chimica di un'azione. Alzarsi da una sedia sembra un'impresa impossibile.
SPEAKER_00E immagino si aggiunga anche la depressione.
SPEAKER_01Depressione, disturbi del sonno gravi e negli stadi avanzati psicosi e allucinazioni visive.
SPEAKER_00Ma aspetta, se le allucinazioni sono spesso causate proprio dai farmaci dopaminergici, come si cura? Se blocco la dopamina per fermare le allucinazioni, il paziente si blocca di nuovo fisicamente, giusto?
SPEAKER_01È stato il grande vicolo cieco della psichiatria per anni. Oggi però la scienza ha sviluppato farmaci sofisticati. Per le psicosi c'è la prima vanserina.
SPEAKER_00E come funziona se non tocca la dopamina?
SPEAKER_01Ignora completamente i recettori dopaminergici e modula quelli della serotonina. Spegne le allucinazioni senza toccare la fluidità motoria garantita dalla levodopa.
SPEAKER_00Incredibile. E per l'apatia o le gambe senza riposo?
SPEAKER_01Si usano gli agonisti dopaminergici, tipo prami pexolo o ropinirolo. Non sono dopamina, sono delle finte chiavi chimiche.
SPEAKER_00Ma ingannano i recettori?
SPEAKER_01So, li stimolano fornendo una base più costante, senza i picchi violenti della levodopa.
SPEAKER_00Facciamo un passo indietro sulla dieta, perché ho notato una forte contraddizione nelle fonti. Prima dicevi che le proteine bloccano l'ingresso del farmaco.
SPEAKER_01Sì, la competizione alla barriera.
SPEAKER_00Però le linee guida dicono di mangiare pollo, mandorle, semi di zucca, perché sono fonti di tirosina. E la tirosina serve per costruire la dopamina, no? Correttissimo. Ma non è un paradosso chiedere a un paziente di mangiare proteine se gli bloccano la terapia?
SPEAKER_01Sembra un enigma senza soluzione, ma il segreto è il tempismo. Non si eliminano le proteine, si concentrano in momenti strategici, di solito a cena.
SPEAKER_00Così di giorno il farmaco entra senza problemi.
SPEAKER_01Esatto, la levo dopa a via libera sui trasportatori LAT1 e di notte il corpo usa la tirosina del pollo o delle mandorle per ricostruire le riserve.
SPEAKER_00E con il magnesio o le vitamine del gruppo B si crea l'infrastruttura, insomma.
SPEAKER_01Supporto infrastrutturale di base, proprio così. Indispensabile.
SPEAKER_00Parlando di infrastrutture, questo ci porta dritti a un altro punto. Spingere solo sulla dopamina rischia diffondere il motore. L'abbiamo visto con le discinesie. Infatti la scienza sta cercando altre strade, no? Bersagli non dopaminergici.
SPEAKER_01Sì, stiamo capendo che se la rete è sbilanciata possiamo abbassare il volume ad altri sistemi. Ad esempio, il glutammato.
SPEAKER_00Che fa il glutammato?
SPEAKER_01È un eccitatorio. Smorzarlo con degli antagonisti aiuta tantissimo a supprimere i movimenti involontari delle disinesie e si studiano anche modulatori dell'adenosina.
SPEAKER_00Quindi farmaci, dieta. Tutto questo è il software che mandiamo al cervello, ma un software di ultima generazione gira malissimo se l'hardware è vecchio o arrugginito.
SPEAKER_01La riabilitazione fisica.
SPEAKER_00Esatto. Spesso si pensa alla fisioterapia come a un modo per tenere sul morale. Invece i dati dicono che altera fisicamente il corso della malattia. In che modo? Meccanico.
SPEAKER_01Forza la neuroplasticità. Il cervello deve creare nuove connessioni per aggirare quelle morte. Non parliamo di una passeggiatina leggera.
SPEAKER_00Si parla di esercizio forzato, vero?
SPEAKER_01Esercizio ad alta intensità, movimenti ampi e ritmici. Ricalibra i gangli della base, evita che la postura collassi in avanti. E c'è anche la terapia occupazionale.
SPEAKER_00Che interviene proprio sulla casa, sull'ambiente.
SPEAKER_01Sì, riprogettare la quotidianità. Cambiare le maniglie, le sedie per mantenere l'autonomia il più a lungo possibile.
SPEAKER_00C'è un aspetto della riabilitazione che mi ha lasciato a bocca aperta: l'ipofonia. Il Parkinson colpisce i muscoli della voce e il paziente parla con un sussurro. Ma la cosa assurda è che lui è convinto di gridare.
SPEAKER_01È un difetto sensoriale terribile.
SPEAKER_00E il feedback interno del cervello è rotto. Il paziente pensa davvero di parlare forte.
SPEAKER_01E come si aggiusta un microfono interno rotto?
SPEAKER_00Con la logopedia, ma protocolli intensivi, come l'LSWT Laud.
SPEAKER_01Non sono solo esercizi attivocali.
SPEAKER_00Costringono a gridare.
SPEAKER_01Sforzi vocali esagerati, ripetitivi, che resettano la percezione. Devono fargli accettare che per parlare in modo normale devono fare quello che a loro sembra uno sforzo titanico.
SPEAKER_00E aiuta anche per la deglutizione, se non sbaglio.
SPEAKER_01La disfagia, sì. Riaddestrare quei muscoli salva letteralmente la vita, previene le polmoniti da cibo nei polmoni.
SPEAKER_00Leggendo i protocolli ufficiali spuntano anche yoga, meditazione, acopuntura. Ora, ovviamente non curano i neuroni morti. Ma perché i medici le consigliano? Qual è la logica?
SPEAKER_01La gestione del cortisolo, l'ormone dello stress. Un paziente stressato o in ansia avrà trimori molto molto più violenti.
SPEAKER_00Quindi lo yoga spegne l'allarme chimico del corpo.
SPEAKER_01Riduce la rigidità di fondo. Però c'è un avvertimento categorico da parte della comunità medica. Qualsiasi cosa va coordinata con il neurologo.
SPEAKER_00Anche le erbe naturali?
SPEAKER_01Soprattutto quelle. Integratori non regolamentati possono bloccare l'assorbimento della levodopa. Non ci sono cure segrete su Internet.
SPEAKER_00Ma se tutto questo smette di funzionare, se le pillole e lo yoga non bastano più, la scienza ricorre a interventi hardware molto pesanti. Parliamo della DBS.
SPEAKER_01La Deep Brain Stimulation.
SPEAKER_00Sembra fantascienza.
SPEAKER_01Spieghiamola.
SPEAKER_00È un intervento meccanico puro, giusto?
SPEAKER_01Praticamente impiantano chirurgicamente degli elettrodi in aree profondissime del cervello, tipo il nucleo subutalamico.
SPEAKER_00E li collegano a una specie di pacemaker.
SPEAKER_01Un generatore di impulsi nel torace. Senza dopamina i neuroni gridano tutti assieme in modo caotico, creano queste onde beta che bloccano il movimento.
SPEAKER_00E la DBS cosa fa?
SPEAKER_01Invia impulsi elettrici costanti. Un'interferenza mirata che interrompe il caos, azzera tremori e rigidità in modo drammatico.
SPEAKER_00Immagino permetta di tagliare un sacco di farmaci.
SPEAKER_01Assolutamente, meno farmaci significa meno di cinesie.
SPEAKER_00Quindi cosa significa tutto questo? Se proviamo a tirare le fila di questa storia enorme, tutto parte dalla mancanza di una molecola, e scatena una reazione che investe ogni aspetto della vita.
SPEAKER_01Ogni singolo aspetto.
SPEAKER_00Abbiamo visto il viaggio della levodopa, la lotta contro le forbici enzimatiche, la competizione con il cibo. Le fruttuazioni, i farmaci geniali come la prima vanserina. La conclusione è che non c'è una sola pillola magica.
SPEAKER_01No, serve un'impalcatura multidisciplinare enorme.
SPEAKER_00Ma c'è un ultimo dettaglio. Quello studio su Cell che citavi all'inizio, una scoperta che ci fa guardare ancora più in profondità.
SPEAKER_01Sì, lo studio sul nucleo del rafe dorsale. I ricercatori hanno trovato un gruppo di neuroni dopaminergici che non c'entrano assolutamente nulla con il movimento fisico.
SPEAKER_00E quando si attivano?
SPEAKER_01Esclusivamente quando un individuo viene isolato socialmente per molto tempo. Funzionano come un sensore della solitudine, modificano l'impulso fisico a cercare il contatto con gli altri.
SPEAKER_00Questa è una roba potente. Significa che l'isolamento cambia la chimica del cervello proprio come fa un farmaco.
SPEAKER_01O come fa la mancanza di un farmaco? Riscrive il senso stesso della parola terapia.
SPEAKER_00Cioè, non è solo sostegno morale.
SPEAKER_01Esatto, coltivare amicizie, mantenere conversazioni, la vicinanza umana. Agiscono fisicamente sui recettori della dopamina. Sono una terapia neurologica a tutti gli effetti, fondamentale per stabilizzare il cervello.
SPEAKER_00Un dialogo profondo si traduce in una spinta chimica reale. Ci ricorda quanto siamo intimamente connessi, non solo dentro il nostro corpo, ma con chi ci sta intorno. L'augurio per chi ci ascolta è che queste scoperte offrano una lente nuova per capire sfide mediche così complesse, e che la curiosità verso i misteri del corpo umano resti sempre accesa. A presto!
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