European Parkinson Therapy Podcast: Parkinson Podcast network

ITALIANO Battere il Parkinson

Colin Alexander Reed Season 2 Episode 2

Use Left/Right to seek, Home/End to jump to start or end. Hold shift to jump forward or backward.

0:00 | 15:37

In definitiva, il protocollo ReGen insegna ai pazienti che, pur non potendo curare la malattia, hanno il potere di innescare un vero cambiamento.
Grazie a questo approccio immersivo, i pazienti possono ridurre i sintomi fino al 40%, rallentare attivamente la progressione della malattia e ottenere un recupero motorio fino al 60% al termine del programma.

HTTPS:/www.ParkinsonTherapy.com

European Parkinson Therapy Centre



SPEAKER_01

Allora, oggi facciamo un'immersione profonda, direi decisamente speciale. Stiamo analizzando una mole enorme di documenti, ricerche cliniche, protocolli. E la cosa affascinante è che convergono tutti su un unico posto.

SPEAKER_00

Sì, esatto. Una realtà clinica davvero unica nel suo genere.

SPEAKER_01

Unica è dir poco. Parliamo delle European Parkinson Therapy Center che, insomma, per chi non lo sapesse, si trova nelle Alpi italiane a Boario Terme. E la missione di questa nostra analisi oggi è esplorare come questo centro stia letteralmente ribaltando la gestione del Parkinson, cioè attirano persone da oltre 45 paesi.

SPEAKER_00

45 paesi, sì, è un dato impressionante.

SPEAKER_01

E non lo fanno solo con la teoria, ma con risultati clinici che, voglio dire, documentano recuperi della funzionalità motoria fino al 60% 60.

SPEAKER_00

Che è un numero enorme se pensiamo agli standard clinici tradizionali, no?

SPEAKER_01

La cosa che salta subito all'occhio non sono solo le statistiche. È il livello di empatia, il calore umano.

SPEAKER_00

Esatto, è strutturale da loro, non è un extra.

SPEAKER_01

C'è questa frase, la loro filosofia di base che mi ha colpita tantissimo. Dicono: non curiamo il Parkinson, curiamo le persone con il Parkinson e le loro famiglie.

SPEAKER_00

È un principio che cambia radicalmente l'asse dell'intervento clinico.

SPEAKER_01

In che senso esattamente?

SPEAKER_00

Pensa alla neurologia tradizionale. l'attenzione tende a focalizzarsi quasi quasi esclusivamente sulla misurazione del sintomo. Premore, rigidità, via dicendo.

SPEAKER_01

Certo, il controllo dei danni praticamente.

SPEAKER_00

Esatto. Ma il fondatore del centro, Alex Reed, avendo ricevuto lui stesso la diagnosi in giovane età, ha voluto scardinare questa prospettiva.

SPEAKER_01

Perché lui l'ha vissuta sulla sua pelle, giusto? Come una bomba atomica.

SPEAKER_00

Proprio così. Ha sperimentato come una diagnosi del genere, innescì spesso una spirale psicologica discendente. Lui lo descrive come il vortice nocebo.

SPEAKER_01

Il vortice nocebo rende benissimo l'idea dell'effetto contrario del placebo. Ti convinci che andrà tutto male e il corpo segue a ruota.

SPEAKER_00

Precisamente. La sua intuizione è stata capire che la diagnosi non deve essere un capolinea, può invece trasformarsi in un momento di profondo riassettamento.

SPEAKER_01

Un'opportunità per riorganizzare la propria vita, insomma.

SPEAKER_00

Sì, allontanandosi dalla passività.

SPEAKER_01

E questo, chi ci ascolta lo troverà affascinante, ci porta a un cambio di paradigma vero e proprio. Ecco dove diventa davvero interessante.

SPEAKER_00

Il famoso cambio di prospettiva scientifica, sì.

SPEAKER_01

Per moltissimo tempo abbiamo trattato il cervello umano come una specie di macchina, no?

SPEAKER_00

Un motore.

SPEAKER_01

Un motore con ingranaggi fissi, esatto. Se un circuito si guasta o se manca l'olio, in questo caso la dopamina, il motore perde colpi e la persona diventa un proprietario passivo.

SPEAKER_00

Si siede dal meccanico e aspetta.

SPEAKER_01

Esatto, si siede in sala d'aspetto, aspetta che il neurologo inserisca un po' di olio sintetico con i farmaci e insomma accetta il deterioramento.

SPEAKER_00

È una visione rassicurante per la sua semplicità, forse, ma è scientificamente incompleta. Le ricerche su cui si basa il centro, quelle più moderne del 2026, abbandonano del tutto quest'idea del motore.

SPEAKER_01

E usano un'analogia bellissima: il cervello come un giardino.

SPEAKER_00

Il giardino dinamico, sì. Cambia le regole del gioco. Se consideriamo i neuroni come le piante di quest'ecosistema, è innegabile che alcune, cioè quelle che producono dopamina nella sostanza nigra, stiano svanendo.

SPEAKER_01

Ok.

SPEAKER_00

Ma il resto del terreno è vivo, è reattivo, e qui la persona non è più l'osservatore passivo, ma diventa il giardiniere.

SPEAKER_01

Wow! Quindi significa forse che la degenerazione non è solo un destino da subire passivamente, ma un ecosistema che possiamo attivamente manipolare.

SPEAKER_00

Assolutamente sì, e qui entra in gioco il concetto di neuroplasticità.

SPEAKER_01

Perché ci hanno sempre insegnato che il cervello adulto non cambia, no?

SPEAKER_00

Falsissimo. Il cervello mantiene la capacità di ricablarsi per tutta la vita. Se lo sottoponi a un esercizio fisico intenso, il sistema nervoso produce una proteina specifica. Il BDNF.

SPEAKER_01

Ah sì, il Brain Derived Neurotrophic Factor. Nei documenti viene paragonato a una specie di fertilizzante, giusto?

SPEAKER_00

Esatto. È letteralmente il miracle grow dei neuroni. Supporta la sopravvivenza dei neuroni esistenti e incoraggia la formazione di nuove sinapsi.

SPEAKER_01

Quindi crea nuove autostrade per aggirare il traffico bloccato.

SPEAKER_00

Perfetto. Aggira le arie danneggiate dalla mancanza di dopamina.

SPEAKER_01

Pazzisco. Ok, ma veniamo al lato pratico. Chi segue questa analisi si starà chiedendo, ok, come si coltiva esattamente questo giardino.

SPEAKER_00

Serve un metodo. E qui entra in gioco il protocollo Regen, brevettato dal centro. Si basa su quattro pilastri.

SPEAKER_01

Quattro pilastri. Iniziamo dal primo, che immagino sia la medicina tradizionale.

SPEAKER_00

Sì, i farmaci. Sono il carburante di base. Ma, e questo è fondamentale, da soli non bastano per tenere in piedi la casa.

SPEAKER_01

Certo, se i muscoli cedono il farmaco fa poco. Quindi il secondo pilastro è il movimento.

SPEAKER_00

Movimento e attività fisica, ma non parliamo della partitella boccia, della passeggiata occasionale.

SPEAKER_01

E qui i documenti citano una cosa incredibile, il protocollo di force exercise, l'esercizio forzato del dottor J. Alberts.

SPEAKER_00

Una scoperta affascinante, nata quasi per caso.

SPEAKER_01

E si accorge che, costringendolo a pedalare più veloce del suo ritmo naturale.

SPEAKER_00

I tremori sparivano o si riducevano drasticamente.

SPEAKER_01

Ma perché? Voglio dire non basterebbe faticare in palestra per produrre quel famoso BDNF? Perché la cadenza superiore fa la differenza?

SPEAKER_00

È una domanda chiave. Alberts ha dimostrato che non è lo sforzo muscolare, ma proprio la cadenza, cioè il ritmo.

SPEAKER_01

Ok.

SPEAKER_00

Se ti muovi a un ritmo confortevole, usi i percorsi motori soliti, che nel Parkinson sono danneggiato.

SPEAKER_01

Quelli che dipendono dalla dopamina.

SPEAKER_00

Esatto, ma se vieni forzato a pedalare a una cadenza del 30% superiore al tuo ritmo volontario: 30% in più, ok. Il cervello va in una sorta di allarme positivo. È costretto a reclutare aree motorie diverse, come l'area motoria supplementare.

SPEAKER_01

Ah, quindi forzi l'attivazione di circuiti nuovi.

SPEAKER_00

Sì, e le scansioni cerebrali mostrano una riorganizzazione dell'attività corticale che è quasi paragonabile all'effetto del farmaco stesso.

SPEAKER_01

È come avere una farmacia interna. Ma per costruire queste nuove strade il corpo ha bisogno di energia e materiali. E questo ci porta al terzo pilastro: stile di vita e nutrizione.

SPEAKER_00

Che è spesso la parte più sottovalutata.

SPEAKER_01

Ok, analizziamo questo punto, perché leggendo le fonti c'è un dettaglio che mi ha lasciata di stucco. Parliamo delle proteine animali.

SPEAKER_00

C'è una competizione biochimica molto seria a livello intestinale.

SPEAKER_01

Aspetta, aspetta, fammi ricapitolare. Stiamo dicendo che il semplice atto di mangiare una bistecca a pranzo invece che a cena può letteralmente bloccare il viaggio del farmaco della levodopa verso il cervello e annullarne l'effetto sui movimenti.

SPEAKER_00

Praticamente sì, funziona così. La levodopa è un aminoacido. Per entrare nel sangue dall'intestino deve usare delle specifiche porte, dei trasportatori.

SPEAKER_01

Ok, immagino delle porte girevoli.

SPEAKER_00

Perfetto, porte girevoli, con posti limitati. Le proteine animali, quando vengono digerite, usano esattamente le stesse porte girevoli.

SPEAKER_01

Ma dai! Sì.

SPEAKER_00

Quindi se mangi un pasto ricco di carne a pranzo, le proteine affollano le porte, la levodopa resta fuori, in attesa.

SPEAKER_01

E visto che ha una vita breve, si degrada prima di entrare.

SPEAKER_00

Esatto. E la persona si blocca e magari pensa, oddio, la malattia sta peggiorando, mentre è solo un ingorgo digestivo.

SPEAKER_01

È pazzesco! Quindi l'educazione clinica vale quanto la medicina, basta spostare la carne alla sera.

SPEAKER_00

Educazione del paziente: sposti le proteine a cena e di giorno le vie sono libere per il farmaco.

SPEAKER_01

Geniale nella sua semplicità. E sempre sull'intestino c'è una forte insistenza sull'idratazione estrema per combattere l'astitichezza.

SPEAKER_00

Che non è solo un fastidio, è un sintomo prodromico precoce.

SPEAKER_01

Cioè un campanello d'allarme primario.

SPEAKER_00

Esatto, c'è l'ipotesi di Brake, secondo cui il Parkinson non inizia nel cervello, ma nell'intestino o nel bulbo fattivo.

SPEAKER_01

Addirittura anni prima, no?

SPEAKER_00

Anche vent'anni prima dei tremori. È un intestino bloccato, altera tutto l'assorbimento farmacologico.

SPEAKER_01

Quindi idratazione a mille. Bene. Farmaci ok, esercizi ok, nutrizione ok. Il giardino sembra a posto.

SPEAKER_00

Sembra. Ma c'è un parassita.

SPEAKER_01

Esatto, il guartopilastro, il benessere psicologico, perché c'è un nemico silenzioso che può distruggere tutto. L'apatia.

SPEAKER_00

L'apatia colpisce dal 40 al 70% dei casi ed è devastante.

SPEAKER_01

Peggio dei sintomi motori, dicono le fonti.

SPEAKER_00

Assolutamente. L'apatia non è stanchezza, è la disconnessione biologica del circuito della ricompensa nel cervello.

SPEAKER_01

A causa del calo di dopamina.

SPEAKER_00

Sì. Il cervello non percepisce più il premio per aver fatto un'azione. Quindi alzarsi per una passeggiata sembra un'impresa titanica.

SPEAKER_01

C'è una analogia cruda nei documenti. Dicono che ogni volta che dici no a un evento sociale, a una cena.

SPEAKER_00

Chiudi una porta.

SPEAKER_01

Chiudi una porta, finché non ti ritrovi completamente da solo, in una stanza buia.

SPEAKER_00

E per scardinare questo, al centro usano il trucco del salvadanaio da un euro.

SPEAKER_01

Questa mi fa impazzire. Praticamente la famiglia mette una multa da un euro ogni volta che la persona rifiuta un'iniziativa.

SPEAKER_00

Esatto, si paga la multa per il no automatico.

SPEAKER_01

Ma scusa, ti faccio una domanda da avvocato del diavolo. Come fa chi vive questa situazione a distinguere la vera apatia clinica dovuta a mancanza di dopamina?

SPEAKER_00

Dalla semplice depressione o dalla stanchezza umana di combattere ogni giorno.

SPEAKER_01

Esatto, non rischia di essere frustrante pagare pure la multa?

SPEAKER_00

Ciò che è affascinante qui è che studi recentissimi, parlo del 2025, dimostrano che apatia e depressione sono sindromi completamente separate.

SPEAKER_01

Ah, ok.

SPEAKER_00

Trattare l'apatia con i classici antidepressivi, tipo gli SSRI, può persino peggiorarla.

SPEAKER_01

Ma dai, perché?

SPEAKER_00

Perché non agiscono sul circuito giusto. Il salvadanaio serve proprio come stimolo comportamentale, un innesco esterno. L'interruttore interno è rotto. Quindi usi un gioco, una penalità esterna per forzare l'azione. E una volta iniziata l'azione spesso la persona se la gode.

SPEAKER_01

Capito, ma non basta solo l'atteggiamento positivo, serve un protocollo.

SPEAKER_00

Il protocollo AMA.

SPEAKER_01

ACMA. Accettare, comprendere, motivare azione.

SPEAKER_00

E qui c'è un'altra metafora bellissima, quella del pugile bendato.

SPEAKER_01

Rende perfettamente l'idea. Di pugni da tutte le parti e non sai da dove arrivano.

SPEAKER_00

Invece, togliere la benda significa accettare e comprendere.

SPEAKER_01

Vedi l'avversario e inizia a schivare.

SPEAKER_00

E c'è una connessione biologica incredibile in questo. I protocolli dicono che comprendere la malattia fa letteralmente spegnere il centro della paura nel cervello.

SPEAKER_01

L'amigdala.

SPEAKER_00

Quindi meno paura significa meno tensione muscolare.

SPEAKER_01

E quindi una riduzione fisica del tremore.

SPEAKER_00

È la mente che guarisce il corpo. Cioè capire cosa ti succede placa l'ansia e placa il tremore.

SPEAKER_01

È il potere della consapevolezza e questo si lega al Mir Effect, l'effetto specchio e all'identità. Spiegalo meglio a chi ci ascolta. Se ti identifichi come un malato bisognoso di pietà, chi ti circonda rifletterà quell'immagine.

SPEAKER_00

E ti tratterà da invalido. Esatto. Questo accelera il declino funzionale. Se invece ti identifichi come persona che gestisce il Parkinson, mantieni le redini. Il manager del proprio giardino. Perfetto.

SPEAKER_01

E questo concetto di autonomia ci porta diretti all'ultimo grande tema: l'ecosistema intorno al giardino. La famiglia.

SPEAKER_00

Che spesso purtroppo cade nel caregiver vortex, il vortice dell'assistente.

SPEAKER_01

Tra l'altro il centro odia la parola caregiver, giusto?

SPEAKER_00

La evitano attivamente, preferiscono persone che supportano.

SPEAKER_01

Perché caregiver crea una gerarchia: uno e l'altro riceve passivamente, aumentando la dipendenza.

SPEAKER_00

Esattamente. E il pericolo più grande qui non è la mancanza di affetto, ma l'eccesso. Ah, l'amore che fa danni! Sì. Quando un familiare vede la persona fare fatica per allacciarsi le scarpe, l'istinto è farlo al posto suo.

SPEAKER_01

Per evitargli la frustrazione.

SPEAKER_00

Ma la regola neurologica è: se non lo usi, lo perdi. Se ti sostituisci a lui, il suo cervello smette di mandare i segnali per compiere quell'azione e il declino accelera.

SPEAKER_01

È paradossale, è toccante se ci pensi. A volte il modo migliore per dimostrare amore a un familiare con il Parkinson è fare un passo indietro. Fare un passo indietro e lasciargli fare fatica per preservare la sua autonomia.

SPEAKER_00

Lasciargli l'allenamento quotidiano. E se colleghiamo questo al quadro generale, capiamo perché il centro si occupa anche del benessere psicologico della famiglia.

SPEAKER_01

Certo, perché vedere chi ami faticare l'ogora.

SPEAKER_00

Perciò impongono il principio della maschera di ossigeno, quello degli aerei.

SPEAKER_01

Mettiti la tua prima di aiutare gli altri, altrimenti svieni e non servi a nessuno.

SPEAKER_00

Esatto, l'educazione di Buario impedisce il burnout, il crollo nervoso della famiglia, introducendo il micro respite, delle micropause obbligatorie. Tutta la famiglia diventa una squadra attiva, non un gruppo di vittime.

SPEAKER_01

Beh, direi che abbiamo fatto un viaggio incredibile oggi.

SPEAKER_00

Una vera rivoluzione di prospettiva.

SPEAKER_01

Assolutamente. Voglio dire, siamo partiti dall'essere considerati come macchine guaste che aspettano il meccanico fino a diventare giardinieri della nostra mente.

SPEAKER_00

Supportati dai quattro pilastri del protocollo recen, ovviamente.

SPEAKER_01

Certo, farmaci come carburante, esercizio forzato, nutrizione strategica e il metodo acma per distruggere l'apatia.

SPEAKER_00

E con un centro che non guarda la patologia ma all'intero nucleo umano.

SPEAKER_01

Un approccio olistico nel vero senso della parola.

SPEAKER_00

E tutto questo mi lascia con un pensiero provocatorio. Che vorrei lanciare a chi ha seguito questa analisi?

SPEAKER_01

Prego, se la neuroplasticità ci dimostra che il cervello umano può fisicamente ricablarsi, no? Può compensare danni gravissimi con l'esercizio estremo, un'alimentazione mirata e una convinzione psicologica di ferro. Cosa succederebbe se iniziassimo tutti, ma proprio tutti, ad applicare questa mentalità da giardinieri alle nostre vite quotidiane?

SPEAKER_00

Una bella domanda.

SPEAKER_01

Molto prima di ricevere qualsiasi diagnosi, intendo, molto prima di pensare al nostro invecchiamento cognitivo. Forse la lezione più grande di chi combatte il Parkinson in questo modo è proprio su quanto potenziale inespresso abbiamo tutti nel nostro giardino. E con questo spunto noi chiudiamo qui per oggi.

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