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ITALIAN Riprogrammare_il_cervello_contro_il_Pa

Alexander Reed Season 5 Episode 14

Use Left/Right to seek, Home/End to jump to start or end. Hold shift to jump forward or backward.

0:00 | 16:05

PODCAST OVERVIEW della nuova terapia per Neo Diagnosticati (Commissioned by Parkinson's UK). Il Shock è reale e se non viene spiegato, potrebbe peggiorare. è diventare Apatia. Il Parkinsons outcome project research ha indentificato Ansia come il nemico numero uno. Ansia e un reazioni a un evento (effeto Nocebo)

Creato per Steve Ford (Parkinson UK AD fino 2020) dal lavoro fatto da esperti internazionale del European Parkinson Therapy Centre.

Presentato in loco da personne effetto dal Parkinson. "First Steps" è stato una grande successo.


SPEAKER_01

Allora, di solito quando si pensa a una diagnosi medica c'è sempre questa aspettativa di precisione assoluta, quasi ingegneristica.

SPEAKER_00

Certo, vogliamo la certezza matematica.

SPEAKER_01

Esatto, tipo un bracciolotto, fai una radiografia, vedi questa linea bianca, frastagliata e inequivocabile, e il medico semplicemente indica quel punto e dice: Ecco, il problema è lì, è un sistema binario, sano o rotto. E diciamo è una cosa rassicurante.

SPEAKER_00

È un comfort psicologico che cerchiamo tutti. Vogliamo l'evidenza netta. Il problema emerge quando si entra nel mondo della neurologia.

SPEAKER_01

Ah, lì cambia tutto.

SPEAKER_00

Completamente. Specialmente con i traumi psicologici e le malattie neurodegenerative. In quell'ambito la radiografia perfetta semplicemente non esiste e ci si ritrova a navigare in acque diagnostiche decisamente molto più fangose.

SPEAKER_01

Ed è proprio in queste acque fangose che ci immergiamo oggi. Abbiamo analizzato una mole incredibile di fonti. Protocolli medici del biennio 2025-2026, ricerche pazzesche sulla neuroplasticità e il materiale del centro European Parkinson Therapy Center.

SPEAKER_00

Materiale davvero rivoluzionario, devo dire.

SPEAKER_01

Assolutamente. E la missione di questa chiacchierata è svelare la vera verità su cosa significhi ricevere una diagnosi di Parkinson oggi. L'obiettivo è andare oltre quel classico trauma iniziale, per mostrare come, contrariamente a quello che si pensa, sia possibile gestire la situazione.

SPEAKER_00

E non solo gestirla.

SPEAKER_01

Giusto, arrivando persino a ridurre i sintomi fino al 60%, senza farmaci extra, semplicemente cambiando il modo in cui concepiamo il cervello umano.

SPEAKER_00

Un dato, quel 60%, che lascia davvero a bocca aperta. E il punto cruciale è che non si ottiene con una pillola magica, ma proprio ribaltando la prospettiva di base.

SPEAKER_01

Esatto, e prima di addentrarci nei dettagli scientifici, voglio chiarire una cosa per chi ci ascolta. Questa analisi non è solo per chi affronta una malattia specifica, riguarda chi un po' voglia capire come la mente umana reagisce allo shock e come il cervello possa letteralmente riprogrammarsi davanti agli ostacoli.

SPEAKER_00

È un discorso universale sulla biologia umana.

SPEAKER_01

Proprio così. Partiamo dal momento zero. La documentazione clinica descrive ricevere la diagnosi come, e cito, una bomba atomica. I piani futuri si vaporizzano, subentrano paura, ansia e depressione, che sono reazioni normalissime davanti all'ignoto.

SPEAKER_00

La paura è la reazione biologica di default a ciò che non capiamo. E purtroppo il modello tradizionale della medicina spesso non ti dà gli strumenti per disinnescare quella bomba.

SPEAKER_01

Cioè, il protocollo standard non aiuta?

SPEAKER_00

Guarda, il neurologo medio, pur con tutte le buone intenzioni, spesso ha a disposizione visite di 20 minuti. Ti prescrive una pillola e, nella migliore delle ipotesi, ti dice: ci rivediamo l'anno prossimo per monitorare la situazione.

SPEAKER_01

Wow, è freddissimo.

SPEAKER_00

E questa dinamica passiva non fa che accelerare una spirale discendente. Ti senti in trappola.

SPEAKER_01

Deduco che il problema non sia il medico in sé, ma proprio il modello concettuale su cui si basa l'approccio. Quel modello che le fonti chiamano vittoriano, in cui il cervello è visto come un orologio meccanico.

SPEAKER_00

Precisamente. Nel modello dell'orologio i neuroni sono semplici ingranaggi e quando un ingranaggio si usura o si rompe, l'orologio inizia a rallentare.

SPEAKER_01

E non c'è modo di ripararlo, giusto?

SPEAKER_00

Nessuno. La meccanica non prevede l'autoriparazione, prevede solo un declino inesorabile fino al momento in cui la macchina si ferma. Trasforma la persona in una vittima passiva.

SPEAKER_01

E qui arriva la rottura di questo mito. Le fonti dicono chiaramente di buttare via l'orologio. Il cervello non è una macchina, è un giardino, un ecosistema vivo.

SPEAKER_00

Un cambio di paradigma totale.

SPEAKER_01

Però aspetta, faccio l'avvocato del diavolo. Dire che il cervello è un giardino sembra, sai, la classica frase motivazionale per tirare sul morale. Qual è la vera scienza dietro a questa idea?

SPEAKER_00

La scienza pura e cruda si chiama neuroplasticità. Il cervello non è un'infrastruttura rigida. Se immaginiamo una malattia neurodegenerativa nel modello del giardino, è come un grosso albero che cade e blocca il sentiero principale.

SPEAKER_01

Ok, l'albero blocca la strada. Nell'orologio tutto si fermerebbe.

SPEAKER_00

Esatto, ma nel giardino l'ecosistema non muore. Le ricerche indicano che usiamo solo una minima parte del nostro potenziale cerebrale. Si parla addirittura di circa il 10% per certe funzioni consce.

SPEAKER_01

Quindi c'è un sacco di spazio inutilizzato.

SPEAKER_00

Tantissimo, c'è tutto un sottobosco neurale intatto. La neuroplasticità è la capacità fisica del cervello di calpestare quel sottobosco, piegare i rami e tracciare un sentiero completamente nuovo per aggirare l'albero caduto.

SPEAKER_01

Incredibile, ma se il cervello è questo ecosistema plastico, come si fa materialmente a creare questo nuovo sentiero? Cioè, non basterà mica pensarci forte restando seduti sul divano?

SPEAKER_00

Eh no, magari fosse così facile. Serve un'azione meccanica, uno sforzo forzato.

SPEAKER_01

E qui le fonti riportano un aneddoto pazzesco, nato quasi per caso: quello del dottor J. Albers.

SPEAKER_00

Ah, la famosa corsa in tandem nell'Iowa. È un caso studio fondamentale.

SPEAKER_01

Esatto. Questo scienziato stava facendo una gara in tandem con un passeggero affetto da Parkinson. Essendo un ciclista esperto, il dottor Albers ha imposto un ritmo brutale. Ha costretto il suo compagno a pedalare a 80-90 rotazioni al minuto, i famosi RPM.

SPEAKER_00

Un ritmo folle rispetto a quello che la persona avrebbe scelto volontariamente.

SPEAKER_01

Un ritmo fuori scala, ma il risultato. A fine corsa, i tremori al riposo del passeggero si erano ridotti del 35% e aveva persino riacquistato un'ottima scrittura manuale. E questo si ricollega anche a protocolli famosi come il PWR della dottoressa Becky Farley. Movimenti ampi e complessi. Ma cosa succede esattamente nella testa quando spingiamo il corpo in quel modo?

SPEAKER_00

Si innesca una risposta biochimica di sopravvivenza. Pedalare a 90 RPM non è solo fare fiato, lo stress positivo forzato comunica al cervello che le strade attuali non bastano per sopravvivere.

SPEAKER_01

Deve costruire nuove strade.

SPEAKER_00

Precisamente. E per farlo il cervello è letteralmente costretto a rilasciare una proteina, il BDNF, il fattore neurotrofico cerebrale, che nei documenti chiamano il Miracle Grow, un fertilizzante chimico. Calza a pennello. Questo fertilizzante protegge i neuroni vecchi e facilita nuove connessioni. Ecco la magia dietro a quel 60% in meno di sintomi e ai miglioramenti di voce e mobilità. Agisce come un farmaco meccanico autoprodotto, ma richiede una fatica mentale enorme.

SPEAKER_01

C'è un'analogia nelle fonti che rende benissimo l'idea, quella della costola rotta.

SPEAKER_00

Ah sì, dolorosissima da immaginare.

SPEAKER_01

Cioè, se ti rompi un ecostola, girarsi nel sonno col pilota automatico fa malissimo. Devi costringerti da sveglio a pensare a ogni minimo movimento per non farti male. Passi dal controllo automatico a quello manuale. E all'inizio è uno sforzo estenuante.

SPEAKER_00

Passi dal movimento subconscio a quello conscio, perché la malattia danneggia i centri del pilota automatico, i gangli della base.

SPEAKER_01

Quindi se provi a camminare sovrappensiero ti blocchi.

SPEAKER_00

Esatto, ma se usi l'area del pensiero logico, dicendo ora alzo la gamba, piego il ginocchio, ecco, stai fisicamente calpestando i cespugli per creare il nuovo sentiero.

SPEAKER_01

E col tempo quel nuovo sentiero diventa la normalità, chiaro. Però c'è un elefante nella stanza gigantesco.

SPEAKER_00

Sentiamo.

SPEAKER_01

Se basta faticare così tanto per stare incredibilmente meglio, perché non lo fanno tutti? Voglio dire, se mi dicessero pedala un'ora e ti ridò la vita, io salirei subito sulla cicletta.

SPEAKER_00

E la tua è un'osservazione logica, ma la neurologia a volte è paradossale. La malattia attacca proprio la sostanza che ti dà la spinta per salire su quella cicletta, la dopamina.

SPEAKER_01

Che noi associamo sempre e solo al piacere o al movimento.

SPEAKER_00

Ciò vale la ricompensa.

SPEAKER_01

E questo porta al vortice dell'apatia. Leggevo che colpisce dal 40 al 70% dei casi. Non è semplice pigrizia, insomma.

SPEAKER_00

Chiamarla pigrizia è l'errore più grave che si possa fare. È un guasto fisico nel circuito della ricompensa. Senza dopamina il cervello dice sempre: no, la fatica è troppa e il premio è troppo lontano.

SPEAKER_01

E che porta le persone a chiudersi in una stanza buia, isolandosi dalla società. Un paradosso crudele: ti serve la motivazione per curarti, ma la malattia ti toglie la motivazione.

SPEAKER_00

Esattamente. Ed è per rompere questo incantesimo oscuro che C'entro ha sviluppato il protocollo ACMA: accettare, comprendere, motivare, agire.

SPEAKER_01

Partiamo dall'accettare, perché a essere sincero suona molto come una resa: tipo rassegnati e basta.

SPEAKER_00

E questo è un grandissimo malinteso. L'accettazione non è una bandiera bianca, è un evento neurobiologico vero e proprio. Lo si vede chiaramente con le risonanze magnetiche, le FMR hai.

SPEAKER_01

Aspetta, mi stai dicendo che se io accetto un problema si vede fisicamente nello scanner cerebrale?

SPEAKER_00

Assolutamente sì. Ha a che fare con l'amigdala, il nostro centro della paura. Se ti compare un tremore e tu lo giudichi una minaccia, ti arrabbi o ti spaventi, l'amigdala impazzisce.

SPEAKER_01

E immagino rilasci l'ormone dello stress.

SPEAKER_00

Il cortisolo, esatto. Un'ondata di cortisolo che causa una tensione incredibile, aumenta la rigidità muscolare e peggiora il tremore stesso.

SPEAKER_01

È come agitarsi nelle sabbie mobili. Più combatti, più vai giù.

SPEAKER_00

Perfetto. Ma quando accetti il tremore, l'amigdala si calma, il cortisolo crolla, i muscoli si rilassano. Non sei guarito, ma è fervato il ciclo del panico. E puoi usare quelle energie per la fase successiva, la comprensione.

SPEAKER_01

Che significa capire davvero la malattia. E a proposito di questo si parlava di novità farmacologiche per il 2025-2026, farmaci sperimentali come l'IRE 757.

SPEAKER_00

Una prospettiva molto interessante. L'IRE 757 mira proprio a riconnettere i circuiti dell'apatia, a ricostruire quel ponte per la motivazione di cui parlavamo. Ma attenzione, i farmaci aiutano, però la base quotidiana resta l'approccio psicologico.

SPEAKER_01

Certo, la psicologia resta il fondamento e qui arriviamo alla M di motivare. Ed è emerso un trucco pazzesco dalle fonte, il metodo del gelato.

SPEAKER_00

Fantastico, il metodo del gelato è geniale nella sua semplicità.

SPEAKER_01

Cioè, visto che il cervello non riesce ad agganciarsi a ricompense astratte come la salute a lungo termine, devi manipolarlo. Tu non esci a fare la passeggiata faticosa per stare bene. Tu esci esclusivamente per andarti a mangiare un gelato.

SPEAKER_00

Ricompensa immediata e tangibile serve a ingannare il sistema danneggiato per fargli secernere quel minimo di dopamina necessaria a farti alzare dalla sedia. Si riaccende il motore e si passa all'azione.

SPEAKER_01

Geniale. Ora però dobbiamo allargare l'obiettivo. Abbiamo parlato molto del singolo, ma nessun giardino è isolato.

SPEAKER_00

C'è tutto l'ecosistema intorno.

SPEAKER_01

Esatto, i partner, i figli, il vortice dell'apatia trascina giù tutta la famiglia, non solo chi ha la diagnosi. I caregiver, i partner di cura. Leggevo di tassi altissimi di esaurimento emotivo.

SPEAKER_00

È un problema enorme. Spesso chi sta accanto alla persona malata per troppo amore cade in una trappola devastante.

SPEAKER_01

La sindrome della croce rossina.

SPEAKER_00

Una cosa del genere: la persona dice non ce la faccio ad allacciarmi le scarpe. E il caregiver, per affetto, dice non ti preoccupare, faccio io.

SPEAKER_01

Certo, sembra la cosa più naturale e amorevole da fare.

SPEAKER_00

Ma è la cosa peggiore. Il cervello umano è pigro. Se qualcuno fa una cosa al posto tuo, le reti neurali per quel movimento vengono letteralmente eliminate. Per risparmiare energia, si accelera il declino a una velocità spaventosa.

SPEAKER_01

La famosa regola del use it or lose it. Usalo o lo perdi. E torna in mente la metafora degli aerei, la maschera d'ossigeno.

SPEAKER_00

Esatto, devi mettere la tua maschera prima di aiutare gli altri, altrimenti crollate entrambi.

SPEAKER_01

E proprio per affrontare queste voragini enormi, la mancanza di supporto e l'esaurimento delle famiglie, European Parkinson Therapy Center ha tirato fuori questo programma unico. Si chiama Vida Feliz.

SPEAKER_00

Un programma basato sul protocollo Regen, strutturato in modo brillante. È online quindi accessibile ovunque, molto concentrato, parliamo di 14 ore divise in soli tre giorni e poi un controllo dopo un mese.

SPEAKER_01

14 ore in tre giorni, bello intenso. E leggevo che i gruppi sono microscopici, massimo cinque persone.

SPEAKER_00

Non è casuale. Essere in cinque significa che nessuno può nascondersi. Non puoi spegnere la telecamera e farti i fatti tuoi.

SPEAKER_01

Ti costringono a essere protagonista, insomma.

SPEAKER_00

Esatto, passi da vittima passiva a protagonista. Si fa chiarezza, si sfatano le false credenze che terrorizzano tutti e soprattutto si insegna ai familiari a non fare da infermieri. La nuova frase deve essere: caro io ci sono se cadi, ma il passo lo devi fare tu.

SPEAKER_01

Meraviglioso. Ma ti faccio una domanda un po' scomoda. Con questi programmi intensivi che promettono così tanto, non c'è il rischio di creare false speranze in persone vulnerabili?

SPEAKER_00

È un dubbio legittimo, ma l'approccio del centro è rigorosissimo. Nessuno parla mai di cura definitiva.

SPEAKER_01

Meno male.

SPEAKER_00

Lo scopo non è vendere miracoli. Lo scopo è insegnare a riprendere il controllo, capire il come, il perché e il quanto. Ad esempio, imparare a sincronizzare pasti e movimento per migliorare l'assorbimento dei farmaci, aumentare la propria indipendenza. Smet di aspettare la pillola e inizi a coltivare il giardino.

SPEAKER_01

Tirando le somme di tutta questa esplorazione, emerge che di fronte al trauma il vero nemico non è solo la malattia, ma l'isolamento e la rassegnazione.

SPEAKER_00

Assolutamente, sono i fattori che accelerano tutto.

SPEAKER_01

Però, abbracciando l'idea del cervello giardino, usando strumenti mirati come il protocollo ACMA o il programma Vida Feliz, la diagnosi non è più un muro insormontabile. È una deviazione verso un sentiero nuovo, faticosissimo, certo, ma che puoi tracciare tu stesso.

SPEAKER_00

È la prova scientifica che il nostro cervello, se stimolato e forzato consapevolmente, trova sempre nuovi modi per adattarsi e rispondere.

SPEAKER_01

Questa è la cosa che mi ha colpito di più in assoluto. Mi porta a un pensiero finale che vorrei lasciare a chi ci ascolta. Se perfino un cervello colpito da una malattia neurodegenerativa, può creare nuove reti neurali, migliorare e trovare nuove motivazioni, semplicemente imponendosi una fatica immensa. Quanto potenziale umano stiamo buttando via noi nella vita di tutti i giorni?

SPEAKER_00

È un interrogativo pesante.

SPEAKER_01

Cioè, la società tratta l'invecchiamento in generale proprio con quel modello della macchina rotta. Ti dicono: eh, vabbè, stai arrugginendo, riposati. Invece cosa succederebbe se smettessimo di fare le vittime del tempo e pretendessimo da noi stessi quei 90 giri al minuto? Lo sforzo di continuare a calpestare cespugli per fiorire davvero fino all'ultimo giorno?

SPEAKER_00

Sarebbe una vera e propria rivoluzione e un bel modo per prendere in mano il proprio giardino.

SPEAKER_01

Esattamente. E con questa domanda vi lasciamo alla vostra personale riflessione.

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